Prima di aprire il barattolo devi capire com'è messo il muro, e per farlo ci sono tre prove che ti costano due minuti: la mano asciutta, l'ispezione del soffitto e lo straccio bagnato. Da come rispondono quelle tre prove esce tutto il resto, cioè se ti basta spolverare o se il muro va trattato sul serio.
Lo dico perché la preparazione è il punto in cui si decide se il lavoro dura dieci anni o comincia a darti problemi dopo sei mesi, e purtroppo è anche il punto che salta per primo quando uno ha fretta.
Le tre prove per capire con cosa hai a che fare
La prima è la più semplice di tutte: passa la mano aperta sul muro e poi guardati il palmo. Se ti resta del colore o della polvere bianca, quella pittura sta sfarinando, cioè il legante ha finito il suo lavoro e non tiene più insieme il pigmento. Su un muro così, se ci stendi sopra la pittura nuova senza fare niente, quella nuova aderisce alla vecchia che già si sta staccando, e in poco tempo viene via tutto insieme.
La seconda è guardare con attenzione se ci sono parti in fase di distacco, e qui il posto da controllare per primo è il soffitto. Il soffitto è dove i distacchi si formano prima e dove si vedono meno, perché nessuno alza la testa a guardarlo da vicino: cerca zone che sembrano leggermente sollevate, bolle piatte, bordi che si stanno alzando. Se ce ne sono, quella parte va tolta prima, perché pitturarci sopra significa solo rimandare il problema di qualche mese.
La terza è la più affidabile: prendi uno straccio bagnato e strofinalo leggermente sulla parete, senza imprimere forza, giusto un passaggio come se stessi pulendo. Se sullo straccio resta del colore anche con quel poco, allora il muro va trattato con il preparatore prima di qualsiasi altra cosa. È la prova che ti dice di più, perché simula esattamente quello che succede quando la pittura fresca, che è bagnata, arriva sul vecchio.
La sequenza su un muro già imbiancato
Questo è il caso più comune, cioè una parete che ha già la sua pittura addosso da qualche anno, e l'ordine è questo.
Carteggia, ma solo se serve. Non si carteggia per abitudine: si carteggia dove c'è qualcosa che lo richiede, tipo una vecchia pittura che sfarina, dei bordi di rappezzi che si sentono al tatto, gocce o colature rimaste dal lavoro precedente. Se il muro è liscio e sano, saltare la carteggiatura non è un peccato, è buon senso.
Spolvera. Sempre, e bene. La polvere è il nemico numero uno dell'adesione, e dopo aver carteggiato ce n'è ovunque, anche dove pensi di non aver toccato.
Stucca. Buchi dei tasselli, crepe, scalfitture, tutti i punti dove il muro ha ceduto.
Carteggia lo stucco. Solo lo stucco, non tutto il muro, e fino a quando non senti più lo scalino sotto le dita. Se lo senti tu con la mano, in controluce si vedrà.
Dai il fissativo. Ed è qui che tanti si fermano un passo prima, convinti che sia un passaggio in più da saltare. Non lo è: uniforma quanto il muro assorbe, e siccome lo stucco assorbe in modo completamente diverso dal resto della parete, senza quel passaggio i rappezzi te li ritrovi visibili anche dopo due mani.
La sequenza sui muri nuovi
Su un muro nuovo, che sia intonaco fresco, cartongesso o una rasatura appena fatta, la carteggiatura non serve: la superficie è già sana e regolare, e carteggiarla vuol dire solo produrre polvere inutile.
Quello che invece serve, e in modo ancora più marcato che sul vecchio, è il fissativo, perché un supporto nuovo è assetato e senza trattamento ti beve la prima mano di colore invece di lasciartela in superficie.
Il caso particolare: pareti instabili
Qui c'è un'inversione che quasi nessuno conosce e che vale la pena imparare.
Se la parete è instabile, cioè se ci sono parti in fase di distacco o zone che sfarinano parecchio, il fissativo va dato prima di stuccare, non dopo. Il motivo è semplice: se stucchi sopra un fondo che non tiene, lo stucco si attacca a qualcosa che si sta già staccando, e quando quella parte cede si porta via anche il tuo lavoro. Dando prima il fissativo consolidi il fondo, e a quel punto lo stucco ha su cosa aggrapparsi.
Quindi in questo caso l'ordine diventa: fissativo, poi stucco, poi carteggiatura dello stucco, poi eventualmente un secondo passaggio di fissativo sui rappezzi. Sembra un giro lungo ed è quello che ti evita di rifare tutto tra un anno.
Il trucco della luce radente
Questo è il passaggio che fa la differenza tra un lavoro dilettantesco e uno fatto bene, e non costa niente.
Quando hai finito di stuccare e carteggiare, chiudi le tapparelle e punta una luce sul muro, tenendola bassa e di lato in modo che il fascio corra lungo la parete invece di colpirla in faccia. Con la luce radente e la stanza al buio, tutti i difetti vengono fuori: le ondulazioni, i rappezzi non spianati, i bordi di stucco che pensavi di aver tirato bene e invece no.
È lo stesso identico modo in cui li vedrai tu quando avrai finito di pitturare, perché la luce che entra dalla finestra la mattina presto arriva esattamente così, di taglio. La differenza è che adesso li puoi ancora correggere in dieci minuti, mentre dopo dovresti rifare tutto.
Fallo prima del fissativo, così se trovi qualcosa da sistemare lo sistemi e poi tratti tutto insieme.
L'errore che vedo fare più di tutti
Per la fretta si comincia a imbiancare subito, senza fare la preparazione come si deve.
È comprensibile, perché la preparazione è la parte noiosa: non si vede, non dà soddisfazione, e mentre la fai hai la sensazione di non aver ancora cominciato. Il problema è che l'ottanta per cento della riuscita di un lavoro si decide lì, e nessuna pittura, per quanto buona sia, recupera un fondo preparato male.
Se hai un solo weekend, meglio usarne metà per la preparazione e metà per pitturare, che usarlo tutto per pitturare su un muro non pronto. Chi fa il contrario è il classico pulaster: risparmia due ore e poi passa tre anni a guardare i rappezzi che si vedono in controluce.
Quando il muro è pronto
A quel punto la parte facile: prepara il fondo con il preparatore diluito, una mano a rullo o pennello, e lascia asciugare due ore. Poi due mani di colore a distanza di quattro ore l'una dall'altra, sempre nella stessa direzione.
Il resto lo trovi negli altri articoli: quanto prodotto ordinare è nella guida sui litri, il conto completo di attrezzatura e materiale è in questo articolo, e se dopo aver finito ti accorgi che la parete ha differenze di tono le cause sono quasi sempre quelle che ho elencato qui, a partire proprio da una preparazione fatta a metà.
Un'ultima cosa: se durante le prove trovi muffa, ferma tutto. Quello non è un problema di preparazione ed è inutile stuccare e fissare sopra, perché torna in pochi mesi: va risolta prima la causa dell'umidità, e ne ho parlato nell'articolo dedicato.
Domande veloci
Come capisco se serve il fissativo? Passa uno straccio bagnato senza premere: se resta colore sullo straccio, serve.
Devo carteggiare sempre? No. Sui muri nuovi non serve, e su quelli già imbiancati si carteggia solo dove c'è qualcosa da sistemare.
Prima si stucca o prima si dà il fissativo? Di norma prima si stucca e poi si fissa. Ma se la parete è instabile, con parti in distacco, il fissativo va dato prima di stuccare.
Come faccio a vedere i difetti prima di pitturare? Chiudi le tapparelle e punta una luce di lato lungo il muro: la luce radente li mostra tutti.
Quanto tempo serve per preparare una stanza? Dipende da com'è messa, ma su un weekend di lavoro conta che circa metà del tempo se ne va in preparazione.
Posso pitturare sopra una pittura che sfarina? No, o meglio puoi, ma verrà via tutto insieme. Prima va consolidata con il preparatore.
Se hai fatto le tre prove e sai come sta il tuo muro, sei già avanti rispetto a quasi tutti: il preparatore lo trovi qui e i 27 colori qui. E se hai un dubbio su cosa hai trovato passando la mano, scrivimelo nei commenti che ti dico io cosa fare.